La missione Smile ha iniziato ufficialmente la sua attività scientifica. Dopo quattro mesi di test e verifiche nello spazio, la sonda realizzata congiuntamente dall’Agenzia spaziale europea e dall’Accademia cinese delle scienze è ora pronta a studiare e misurare l’interazione tra il vento solare e il campo magnetico terrestre.
Partita lo scorso 19 maggio a bordo di un lanciatore Vega-C, prodotto dall'italiana Avio, Smile – acronimo di Solar wind Magnetosphere Ionosphere Link Explorer – è stata progettata per osservare su larga scala la magnetosfera, lo scudo magnetico che avvolge e protegge il nostro pianeta dalle particelle provenienti dal Sole.
L’obiettivo è capire meglio come la magnetosfera reagisce alle variazioni del vento solare e come energia e particelle riescano a penetrare al suo interno. Processi che sono alla base della meteorologia spaziale e i cui effetti possono interessare satelliti, comunicazioni e infrastrutture tecnologiche.
Smile combina quattro strumenti. Due misurano direttamente le particelle del vento solare e il campo magnetico, mentre altri due osservano a distanza la magnetosfera e le aurore, rispettivamente nei raggi X e nell’ultravioletto.
E proprio dall’ultravioletto sono già arrivate le prime immagini spettacolari. Il 24 luglio Smile ha osservato l’intero anello dell’aurora boreale durante una perturbazione della magnetosfera. Grazie alla sua particolare orbita, la sonda potrà seguire l’ovale aurorale settentrionale ininterrottamente fino a 45 ore.
Nelle prossime settimane è atteso un altro risultato fondamentale: le prime immagini a raggi X della magnetosfera terrestre. La fotocamera Sxi per ottenerle è già operativa, anche se i tecnici stanno lavorando per ridurre gli effetti della luce parassita, cioè quella proveniente dalla Terra, che interferisce con le osservazioni.
Con l’inizio delle operazioni scientifiche, Smile apre così una nuova finestra osservativa sullo spazio che circonda la Terra, con lo scopo di studiare come il nostro pianeta risponde, su scala globale, all’attività del Sole.
CREDITS: Nasa, Nasa Svs, Esa, Avio
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